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giovedì 22 aprile 2010

"Tre domande a...": Marco Ricci

Il secondo appuntamento della nuova rubrica lo abbiamo con il collega Coach Marco Ricci di Viterbo.

Tre domande e tre risposte.
GRAZIE Marco, le tue parole sono profonde ed illuminate...




1. Secondo te cosa trattiene le persone dal seguire la propria personale strada?
Il contesto socio-economico che caratterizza la le condizioni di vita del nostro pianeta sta subendo profonde modificazioni.
Prime tra tutte, la disponibilità e la velocità nella diffusione di informazioni hanno portato quantità e facilità di reperimento di qualsiasi prodotto e contenuto, ivi comprese, a volte, le persone stesse.
Oggi possiamo trovare e disporre, da qualsiasi angolo del globo, di qualsiasi oggetto, servizio o opera di intelletto, e così come anche di qualsiasi persona che potrebbe persino diventare il compagno/a della nostra vita!
Appena 20 o 30 anni fa, non avremmo mai pensato di dialogare con un cinese piuttosto che corrispondere con un australiano, o ancora comprare un oggetto in Alaska (senza esserci stati) piuttosto che fruire di un servizio di traduzione istantanea nell’Uzbekistan. O di leggere in tempo reale le opere di uno scrittore finlandese, tradotte e disponibili nella nostra lingua.
Questa potenziale disponibilità di tutto e tutti comporta un ulteriore e –consentimelo- inquietante aspetto della modernità: la mercificazione del tutto.
Ogni cosa può essere acquistata, dal sesso ai corsi di formazione, dall’appezzamento di terreno lunare alla beneficenza, dalle armi alle colombe, e così via…
Credo che troppe persone abbiano allora poca consapevolezza della potenza di questo aspetto e delle relative conseguenze che si riversano sui nostri comportamenti sociali.
Se spesso non è facile operare una scelta tra due cose o persone, figuriamoci dunque quanto tale scelta si complichi ulteriormente con la possibilità di accedere a risorse ed opzioni pressoché infinite.
Ecco che allora anche la propria strada ed i propri obiettivi diventano potenzialmente ed infinitamente modificabili, così come i mezzi che abbiamo per raggiungerli.
Tutto si confonde tra valore economico, ricerca del benessere, desiderio di autorealizzazione, condizionamenti ed influenze esterne.
Tra tante “distrazioni” e trattenimenti, credo che solo il ritorno ad una profonda consapevolezza interiore, attraverso lo studio ed il reale ed aperto confronto con altri esseri umani, potrà disperdere la confusione e far trovare ad ognuno la propria identità e direzione.

2. Secondo te cosa può aggiungere valore al mondo, nel particolare momento storico che stiamo vivendo?
Fermarsi e riflettere.
Confrontarsi, mettersi in gioco, condividere.
Le stesse cause ed i fattori che sembra rendano impervio e confuso il percorso del proprio essere, possono tramutarsi in preziose risorse qualora siano opportunamente valorizzate.
L’accessibilità alle informazioni ed alle persone, una volta maturata la coscienza delle propria scelte, potranno dunque diventare quel ventaglio di opportunità verso le quali, serenamente consapevoli, sarà più facile dirigersi.
Se poi si ritenga proprio così difficile operare questa scelta… chissà che in quello stesso ventaglio di opportunità, la professionalità di un Coach possa decisamente rappresentare quella valida opzione in più per agire al meglio verso i propri obiettivi! J

3. In ottica di "evoluzione darwiniana" secondo te a quali cambiamenti sarà chiamata la nostra specie in questo millennio?
La “sopravvivenza del più forte” dopo l’invenzione della polvere da sparo e per contro -come anche per fortuna!- dopo grandi figure come quelle di Mahatma Gandhi, continua ad insegnarci molte cose.
La “forza” spero diventerà sempre più quella della conoscenza, della condivisione, dell’attenzione alle proprie esigenze come a quelle altrui, per la sopravvivenza di un delicato eco-sistema in cui l’essere umano possa porsi non come assoluto dominatore bensì come parte integrata ed integrante.
E’ la speranza che in questa sempre più confusa “evoluzione” centrifuga, magari il cambiamento maggiore possa invece essere rappresentato proprio da un ritorno verso il centro, verso un “io” e meglio ancora verso un “noi” consapevole, sinergico, eco-logico e, concedimi il neologismo, “eco-emotivo”!

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